- IN CASTRIS ANTE IATUM -

Raccolta fondi in favore dello scavo al Castellazzo 2014

 

            Nell’ agosto del 2011 il G. A. I. “Valle dello Jato” ha potuto, nel quadro di una convenzione con l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana e il Parco Archeologico di Monte Iato, intraprendere la prima campagna di scavo  sul sito del c.d. “Castellazzo”. L’area  si trova a circa 30 Km in direzione SE da Palermo all’interno della ben nota area archeologica di Monte Jato, già da parecchi anni oggetto di studi da parte dell’Università di Zurigo.
            Il pianoro a quota 702 m s.l.m., di forma poligonale irregolare, risulta leggermente digradante verso SE mentre si presenta naturalmente più elevato sul lato O. Il perimetro risulta interamente fortificato seguendo il rilievo naturale del promontorio. Due probabili accessi sono localizzabili a SE ed a N. Immediatamente ad Est  si estende un’area pianeggiante, probabile luogo di accampamento delle truppe assedianti. Tutta l’area era interessata dalla presenza di alcuni lembi della necropoli relativa alla fase ellenistica della città. Stabilita l’area d’indagine sono stati aperti tre saggi di scavo, entrambi localizzati sulla porzione settentrionale del rilievo.
            Dal 2011 al 2013 si sono susseguite ben quattro campagne di scavo archeologico su base volontaria ad opera di studenti in archeologia, architetti ed altre figure professionali per riportare alla luce le strutture superstiti già distinguibili dalle fotografie aeree.
            Lo scavo archeologico della fortezza ossidionale è stato improntato alla ricerca delle strutture superstiti del siege castle o piuttosto dei castra in obsidione Jati ricordati da alcune fonti relative agli anni delle rivolte musulmane nella prima metà del XIII secolo.
Le strutture di tale accampamento fortificato erano ancora in evidenza, sebbene dirute, alla metà del XVI secolo, secondo la testimonianza di Tommaso Fazello. Riferisce infatti lo storico cinquecentesco: «…duce Roberto Caserte dura ac longa obsidione, quam propugnacoli in id tum ibi extructi vestigia testatur, tandem [Iatum] expu-gnavit.» («Federico ne [di Iato] ebbe ragione, dopo un lungo e duro assedio, guidato da Roberto, Conte di Caserta, e attestato dai resti di una fortificazione d’assedio costruita allora in quel punto a tale scopo»). La testimonianza dello storico cinquecentesco sembra trovare conferma nei risultati delle prime campagne di scavo, anche se Fazello attribuisce la realizzazione della fortificazione ossidionale al solo conte di Caserta che guidò il secondo assedio di Iato (1243-1246). In realtà, castra presumibilmente fortificati esistevano già in occasione del primo assedio di Iato (1222-1224 o 1225), alle cui operazioni presenziò a più riprese lo stesso Federico II.   
            Sono stati aperti tre saggi di scavo sui quali, riteniamo per ora, di aver individuato le strutture relative al secondo assedio di Iato in relazione all’ottima conservazione dei crolli ed alla distribuzione dei reperti al suolo. Ci sembra infatti poco probabile che tra i due assedi, le eventuali strutture di prima fase, fossero abbandonate o comunque non frequentate. Ci sembra inoltre improbabile che le strutture siano relative a fasi di vita precedenti all’assedio di Jato sia per i materiali archeologici rinvenuti che per la natura stessa del luogo. Un’altra struttura fortificata esiste ancora e si riconosce molto bene sul terreno nella parte più alta del Monte Jato sul versante orientale; di forma quadrangolare segue e si allinea alla cinta muraria almeno per i tratti visibili. Da qui, i Musulmani di Jato potevano controllare le aree circo-stanti e rivolgere il loro sguardo al Castellazzo. Oltre a tutta una serie di reperti archeologici di tipo militare (resti di spade, frecce, punte di lancia, quadrotti di balestra), si sono rinvenute ceramiche del tipo Spiral Ware e Messina Ware oltre ad un’interessante sepoltura musulmana riferibile ad uno dei soldati delle truppe assedianti.

     
Antonio Alfano



 

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